14 Novembre 2009
domenica 15 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
La sindrome di Cenerentola….
Diario lavorativo semiserio ….
lei: “C’è un GranBallo a Cagliari. Non posso proprio mancare! Per favore, ho il permesso per andare al GranBallo?”
lui: “Certo, sicuramente, quando mai potrei negarlo. E dove si svolge questo GranBallo? Quale è il tema? Per caso si sposa il principe?”
lei: “O no…. è piccola cosa questo GranBallo, è solo in occasione di un’operazione alla ReginaMamma, ci sarà una gran festa nel borgo di Cagliari…”
lui: “Bene, mi dica solo quali sono i giorni che servono per partecipare….”
lei: (Grata e sorridente) “il GranBallo avrà luogo il 5 novembre nella sala operatoria dell’Ospedale di Cagliari… dovrebbe terminare il 14, che poi è sabato, e quindi potrei riportare la ReginaMamma nella mia dimora… che per tre mesi dopo il GranBallo lei non potrà più muoversi…. sa questi Balli, troppa musica…. ”
lui: (sorridente) “Non c’è problema. Lei parte il 3, dopo il lavoro. Però c’è una clausola, una piccola clausola… vede, lei deve tornare PRIMA della fine del GranBallo…. lei deve assolutamente partire l’11…”
lei: “l’11…. ma come faccio se il GranBallo terminerà solo il 14?”
lui: “Cerchi degli assistenti per accompagnare la ReginaMamma alla sua dimora dopo il 14…. e ricordi, deve partire assolutamente l’11, altrimenti la carrozza si trasformerà in una zucca e lei tornerà Cenerentola…”
lei: (pensierosa) “Pur di partecipare al GranBallo accetto questa condizione, vedrò di trovare il sistema…. ma se….”
lui: (molto sorridente) “naturalmente c’è una seconda piccola clausola…. Lei potrà partire il 3 per il GranBallo SOLO SE avrà raccolto tutte le cartacce che si accumulano sulla sua cuccia”….
lei: “Certamente. Tutto sarà pronto e lucidato prima della mia partenza”…..
lui: “Buon viaggio allora, si diverta al GranBallo dell’Operazione. E si ricordi …. PUO’ PARTIRE SOLO SE AVRA’ FINITO TUTTO”
…. ….
Quanto sopra è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti od esistenti è puramente casuale.
…. ….
Ed ecco di come miciapallina-cenerentola scopre che le cartacce negli ultimi giorni stanno raddoppiando, e spuntano problemi da risolvere come funghi dopo una notte di pioggia e ogni due minuti qualcuno gli porta altre cosucce da fare e ogni mezz’ora gli si ricorda la piccola clausola firmata…. SOLO SE AVRA’ FINITO TUTTO….
La valigia è fatta (stamattina alle cinque), la zucca…. ops, la pandina ha già il pieno, fratell-One ha controllato le gomme e l’olio…. ma voi dite che se mi metto a piangere appare anche qui la fatina smemorina che mi canta la formula magica e tutte le cartacce spariscono e io riesco a partire?
Che poi, per i topini assistenti…. troppi gatti alla Gatteria… manco l’ombra di un topo…. come potrebbe mai fare sta povera fata!
Per non parlare dei Gatti residenti… che stamattina hanno visto la mala parata e (rigorosamente dopo la pappa) si sono defilati tutti…. “Ciao Zia ho un impegnoooooooo…” e si è fatto il vuoto pneumatico felino!
Vabbè…. ormai ci siamo, devo solo finire di sbrogliare queste due o tremila cosucce che restano e sperare di acchiappare al volo la nave!
Torno presto (già….)
GG terrà una lucina accesa fuori dalla porta per farmi ritrovare la strada di casa, ha promesso.
Lo lascio tutto solo custode della Gatteria, magari ogni tanto passate a fargli compagnia, perché senza la miciapallina a far confusione ci sarà troppo silenzio la intorno….
Torno presto….
nasinasistanchissimiefrettolosi
venerdì 30 ottobre 2009
La zucchina monotematica
e dopo l’arancio ecco il verde!
Si si, per smorzare un poco i toni incattiviti e seri dell’ultimo post ora riprendo con i colori (ma quanno ce vò ce vò…)!
Venghino siori venghino, oggi va in scena per noi il Verde!
Antefatto
Verso la fine di quest’estate, dal nostro spacciatore di verdurine sane e buone (proprio quello qui sotto)…
… abbiamo fatto l’incontro con due zucchine decisamente particolari.
Io zucchine così grandi non ne avevo mai visto!
Sarà che dalle parti mie la frutta e la verdura “originale” è tendenzialmente piccola.
Piccola ma molto saporita e sugosa.
“Pitticchedda, tottu succiu” (Piccola ma tutto succo)
E’ una frase che si usa spesso e anche rivola alle persone per indicare quelle che, pur dall’apparenza piccola o gracile, in realtà sono “concentrate” di sostanza!
Quando ho visto queste “cose” ho pensato che fossero senza sapore, stoppose, tutto semi, come capita spesso con questi esemplari troppo cresciutelli.
Il signor Marcello però mi ha detto “nono bella signora, sono buone buone, le provi”.
A me, sarà che mi chiama sempre bella signora, sarà che da quando lo abbiamo incontrato abbiamo fatto mangiate di, nell’ordine, ciliegie spettacolari, albicocche che sembravano pesche e pesche… santamammadeifelini, pesche così non le mangiavo da quando stavo a Cala Sinzias (Costa Rei, Villasimius, Cagliari) e la mamma le comprava in un orto dove ce le raccoglievamo direttamente dagli alberi… senza parole!
Sarà tutto questo, ma io non gli so resistere a questo signore qui, e le ho comprate!
RAssicuro GG… le faccio ripiene come faccio io… suona più come una minaccia!
Fatto
Le Zucchine ripiene di Zucchine
Ad onor del vero, bisogna dire che è stata una vera goduria cucinarle.
Erano sode, con pochi semi, molto profumate.
Signor Marcello, lei si che sa come prendere le donne!
Per prima cosa le ho svuotate con un cucchiaio (generalmente uso un cucchiaino, ma qui non c’è stato bisogno). Delicatamente, per non romperle, e lasciando uno spessore tutto intorno.
Mentre i “gusci” della zucchina riposavano su una teglia ricoperta di carta forno in tutto il loro splendore (belli erano davvero belli), ho spezzettato la polpa in un tegame, ho aggiunto una cipolla tagliata fine, uno o due spicchi d’aglio a pezzettini, un girino d’olio evo, un pizzicotto di sale, ho incoperchiato e lasciato stufare a fuoco basso qualche minuto.
Poi ho scoperchiato e alzato la fiamma, perché l’acqua si ritirasse velocemente e la polpa tornasse all’olio prima di cuocer troppo diventando una pappetta.
A fuoco spento ho aggiunto una bella cucchiaiata di prezzemolo tritato.
Mentre la polpa raffreddava ho cubettato piccino un wurstel (o preferendolo una fetta spessa di prosciutto cotto) e un pezzetto di Dolce Sardo (ma va bene un formaggio qualsiasi a pasta molle e dolce o gruviera o emmental).
Ho unito alla polpa ormai fredda, due uova sbattute, il formaggio, i cubetti di wurstel, maggiorana, due cucchiai di parmigiano, qualche foglietta di basilico spezzata con le zampine, ho dato una bella rimescolata e ho riempito le mie zucchinotte.
Sul fondo della teglia dei pomodorini schiacciati (o polpa di pomodoro), lasciandone cadere qualche tocchetto anche sopra le zuccotte.
Alla fine la teglia si presenta così, ed è inquietante che con “solo” due “piccole” zucchine io abbia stressato quel povero contenitore pieno all’inverosimile.
Ammetto che nonostante le rassicurazioni del Signor Marcello, nonostante la consistenza della polpa fosse bella soda e con pochissimi semi, nonostante il profumo che aleggiava in cucina (con conseguente GrandeGatto che “passeggiava casualmente” da quelle parti), non ero ancora del tutto convinta da questi “mostri” di zucchine!
A questo punto, una spolverata di parmigiano, e in forno.
Forno medio basso (180°) per far cuocere bene i bordi senza bruciare il ripieno.
30/45 minuti, controllando la cottura.
A me, per esempio, piace che il guscio sia cotto ma ancora sodo, altri lo preferiscono morbido morbido, altri invece lasciano meno spessore e fanno cuocere pochissimo.
Considerate che l’impasto del ripieno è già cotto, solo l’uovo deve rassodare, ma per quello basta poco.
Il profumo nella cucina era buonissimo, anche il fratell-ONE, che non ama le zucchine e il formaggio, ha apprezzato questa nuova “fragranza deodorante per ambienti”.
Il tempo di preparare la tavola (altrimenti sembrerebbe di mangiare piccoli vulcani in fase eruttiva…) e si va in scena… oooooops!
A tavola!
Che dire… le Zucchine monotematiche sono piaciute assai assai (ma dai? davvero in sei anni ancora non le avevo mai cucinate?) e, con preghiera di rifarle presto, le boccucce affamate si sono spazzolate tutto sto ben di dio!
Di chi erano le boccucce?
Ma quelle di miciapallina e di GrandeGatto!
Che vi pensavate? Un battaglione?
nasinasicolorati
mercoledì 28 ottobre 2009
Condivisione v/s Appropriazione
Visto che il copia incolla è sempre una pratica comune, visto che il plagio porta al successo, visto che “quello che viene pubblicato nella rete è di tutti”…. allora io mi permetto di copiare (dietro autorizzazione) il bellissimo post di “Cuochi di carta” (qui per l’originale) che spiega senza troppe parole, come farei io invece, cosa sta succedendo nella rete in questi giorni e perché.
Lo copio perché è bellissimo e io non avrei potuto fare di meglio (ecco…. ad ognuno i suoi meriti).
Profumo di lievito

Questa foto l'abbiamo presa da Adriano e, com'è normale lo citiamo e linkiamo il post originale.
Questa è una delle basi della netiquette (le leggi non scritte che regolano la convivenza in rete) ed una delle prime cose che si dovrebbero imparare quando si comincia ad usare internet in modo creativo ma... ad Adriano come purtroppo ad altri è capitato un (a dir poco) increscioso incontro con una persona che queste regole di semplice buona educazione e correttezza proprio non le vuole capire
Kat e Remy
….. …….
Grazie Cuochi.
Detto questo vi consiglio solo due cose.
La prima è andare a leggervi questo meraviglioso articolo di Sigrid su questo argomento, e anche questo di Stella di sale, e ancora Fior di Sale che ha creato un “aggregatore” di segnalazioni pubbliche proprio sui plagi.
No… non sono spuntati sull’onda dello sconforto di oggi… risalgono a marzo dell’anno scorso!
La seconda è di fare attenzione… ci sono Social Network che ci danno una grande visibilità, una bella pubblicità… ma se volete pubblicare una vostra foto o il link ad un vostro post leggete bene le condizioni di utilizzo prima di cliccare sopra “ACCETTO”.
Perché facendo quel clic state mettendo una firma su un contratto e quel Social Network diventa padrone delle vostre cose, permette a chiunque di usarle e (peggio ancora) può usarle per i suoi fini (all’interno della legalità) anche senza avvertirvi.
Ad Adriano, a Lydia, e a tutti i troppi amici o meno che questa “COSA” hanno subito, la mia solidarietà!
nasinasiinc….arrabbiati
lunedì 26 ottobre 2009
Ciao Saphira
(attenzione… quella che segue è la foto-storia di Saphira e dei suoi 3 anni e 66.000 kilometri insieme a noi… sono tanti kilometri. Si declina ogni responsabilità!)
24 ottobre 2009
Sei arrivata da noi tre anni fa, esattamente il 19 ottobre del 2006.
Io non ero potuta venire a prenderti e ricordo che GG mi fece affacciare alla finestra del mio vecchio ufficio prima di portarti a casa.
Capii subito quale era il tuo nome: Saphira!
Il nome di una dragonessa, una dragonessa d’argento, tanto possente, veloce e pesante, quanto placida ed ubbidiente con il tuo Centauro.
Fra noi non è stato amore, lo ammetto, e un poco me ne dispiace.
A mia discolpa devo ricordarti che sei arrivata quando la Motina Rossa si è spezzata lasciandoci a terra e devi capire che nessuna poteva sostituirla nel nostro cuore.
La Motina Rossa ci ha fatto conoscere, me e GG, è stata testimone dei primi baci, ci ha unito… poi è rimasta li, per strada, con il telaio rotto, irriparabile.
Abbiamo cercato un altra moto… ma nessuna era come lei.
Se erano sportive… non era prevista la zavorrina…
Se dovevi farci dei viaggi lunghi… allora più che una moto era una poltrona…
Tu sei stata un compromesso, la più simile ai nostri bisogni.
Simile, ma tanto diversa!
Più che vedere i tuoi pregi, Saphira, noi facevamo i paragoni con lei e invece di apprezzare le tue possibilità, notavamo le differenze.
Ottobre 2006, Loreto, il decennale di I.R.I.
Il nostro primo raduno insieme, per me è stato un vero inferno.
Era passato troppo poco tempo dalla nostra rovinosa caduta, avevo ancora gli incubi, ad ogni curva vedevo tutti i sassetti dell’asfalto venirmi incontro, il piede mi faceva ancora male e non riuscivo a stare sulle pedane, non sapevo dove tenermi, scivolavo.
Ad ogni sosta prendevo fiato, pensavo che non sarei più riuscita a risalire.
Solo il fatto che GG fosse alla guida riusciva a calmarmi… ma non troppo.
Eppure ti guardavo, ed eri bella, ma davvero bella.
Lo sapevo che era un problema mio, non eri tu inadeguata, ero io che non ero innamorata.
E’ stato questo il nostro problema, almeno all’inizio.
Non un matrimonio d’amore, ma un’unione decisa a tavolino, valutando i pro e i contro.
Aprile 2007, Amelia
Poi piano piano abbiamo iniziato a capirci, noi due.
L’inverno di quella brutta stagione stava passando, con il primo tepore cominciavo io cercavo di sgelare e tu mi accompagnavi, sempre docile nelle mani di GG, mentre provavo a superare l’assenza del mio papà, e cominciavamo i primi timidi giri con il sole in faccia e altre mete che non fossero l’ufficio.
Aprile 2007, Sardegna
E’ stato con te che sono tornata per la prima volta a casa, in una casa dove papà non c’era più.
GG ti guidava sicuro, tu ronzavi placida (si, non hai mai avuto un rombo gutturale, con la tua bella marmitta, fredda, tu ronzavi) la strada che così bene conoscevo.
Ancora ti criticavo.
Per quelle borse laterali che più che borse sono mezze ghiande…
… perché le marce fanno troppo rumore nel cambio, perché continuavo inesorabilmente a scivolare ad ogni piega….
Mi dicevo che cominciavo a rassegnarmi a te… ma stavo iniziando a capirti.
Il Drago multiforme che passava con tranquillità dai tornanti aspri delle gole della Sardegna (qui la S.S. 125, l’Orientale Sarda, il paradiso del Misto Lento)…
Giugno 2007, Toscana
… alla dolcezza delle strade nel Chianti.
Credo sia stato in questa vacanza, sulle stesse curve delle Crete Senesi già più volte percorse con la Motina Rossa, che ho iniziato a capire che ti volevo bene.
Febbraio 2008, Roma
Al mio compleanno siamo andati al mare, come regalo di compleanno.
Io continuavo a scivolare sulla sella, ma mi divertivo di nuovo.
Marzo 2008, Sardegna
Questa me la ricordo bene!
La vacanza nella “terra del sole” dove abbiamo trovato di tutto, tranne il tanto agognato sole!
Però… qui hai rivelato un altro inaspettato verso, quando ci hai portati sani e salvi attraverso una vera e propria tempesta di vento e grandine!…. e tenevi la strada mica male.
… Intanto sono passati i mesi, la nostalgia della Motina Rossa fa meno male, i kilometri fatti insieme cominciano a fare numero e così pure le curve ed i tornanti.
Aspetti di te diventano rassicuranti, come il modo di tenere la traiettoria in curva anche con una frenata improvvisa, tua guida composta, la rapidità con cui passi da una placida passeggiata ad una spinta decisa che ti toglie dai guai se durante un sorpasso qualche furbetto taglia la strada…
E mi piaci sempre di più….. se solo non scivolassi così tanto nelle curve!
Fino ad una “furbata” di GG, che decide di sostituire la copertura della sella con una che mi “grippa” decisamente!
Ed è la rinascita!
Non scivolo più, la paura passa, come se non ci fosse mai stata!
Sono ancora una motociclista (zavorrina ma motociclista)!!!
Mi piace, mi piace, mi piace!
Agosto 2008, La Francia
Il primo vero lungo viaggio insieme.
6282 kilometri in 21 giorni.
Passando per gole, passi ed altopiani!
Dormendo sempre dove posso tenerti a portata d’occhio…
… e non sono solo io la fanatica!
Ci hai portato fuori dalle rotte turistiche alla scoperta di posti strani e sconosciuti.
Saphira mia bella! Quanto ci siamo divertiti noi tre!
Bastava che ti indirizzassimo e tu andavi!
Non ti sei mai tirata indietro, sotto la pioggia, nei tornanti strettissimi di strade appena segnate sulla carta, su discese con pendenze da bollino rosso e noi carichi come muli!
Ma il bello di una moto con cui si ha confidenza, è il sapere che ci puoi contare, e noi con te sapevamo cosa aspettarci, il tuo motore potente, la tua frenata, la tua tenuta di strada!
Saphira bella, che mangiate ci siamo fatti insieme!
Al porto della Cotiniere, sull’Ile d’Oleron… temevo che ti saresti rifiutata di riprenderci in sella da quanto avevamo mangiato… ma credo tu ormai ci fossi abituata.
Si sa, i motociclisti sono gente con poco appetito!…
E poi…. vuoi mettere che emozione quando siamo arrivati a Mont Saint Michel?
Dopo kilometri e kilometri, quando GrandeGatto si è fermato e in lontananza mi ha fatto vedere quelle Guglie…. mi si sono inumiditi gli occhi…
… prima, poi non potevo più smettere di ridere!
Insieme abbiamo dormito in un castello…
e ad onor del vero devi dire che per ogni tappa ti abbiamo sempre considerata UNA del gruppo!
Ogni volta che il paesaggio era strano o tormentato….
…nei tornanti sulle Alpi…
… o nei passi in mezzo ai ghiacciai, ti abbiamo sempre voluto immortalare insieme a noi.
Perché la moto non è uno sfizio, o una filosofia, o un modo di viaggiare… la moto è parte costante della nostra vita.
Ci porta OGNI giorno a lavoro, d’estate o d’inverno, ci porta in passeggiata o a fare la spesa, ci accompagna dal medico o ci fa ridere con gli amici.
E tu sei stata sempre con noi.
Anche il giorno che GrandeGatto mi ha “comunicato” che a breve ci saremmo sposati, tu eri con noi, e ti abbiamo legato un nastrino al bauletto, per far festa insieme a te!
Aprile 2009, Roma, il Gattimonio e la Sicilia
Ci hai accompagnato in Comune ad Aprile, con i fiocchi e i fiori “appuntati” dietro… e ci hai riportato a casa, felici come pochi!
Sempre in sella, sempre in equilibrio sulle tue ruote grandi!
Lontani i tempi in cui avevo timore di stare seduta sul tuo sellino, lontano il tempo delle scivolate, anzi, desiderando i kilometri da fare insieme.
Altre pasticcerie da scoprire (e testare)….
Altre curve che svelano panorami….
I kilometri ormai sono tanti Saphira mia bella…. tu cominci ad essere la decana delle motine, ancora non hai toccato i 100.000 a cui abbiamo detto addio alla Motina Rossa, ma ti avvicini molto velocemente e cominci a dare i primi segni di stanchezza!
Settembre 2009, arriva Charlie e l’ultimo motoraduno
Nonostante la stanchezza, hai preso comunque sotto la tua guida sicura la piccola Charlie, arrivata alla Gatteria.
Curva dopo curva, piega, tirala su, piega, tirala su, dai gas….. piano piano solo un filo, freno, frizione, cambio!
Fai come me Charlie, seguimi.
Zigzagando intrepida fra una nuvola e l’altra, senza temere la pioggia, sei stata premiata da belle giornate di sole e grandi mangiate!
Ancora alla ricerca di strade da percorrere….
… di distributori aperti…
e di posti dove riposarti.
E che questo sarebbe stato il nostro ultimo raduno insieme, non lo sapevamo ancora.
Sei stanca piccolo drago argentato.
La strada di città ormai non fa più per te, il tuo grosso motore negli ingorghi soffre, si sforza.
Insieme abbiamo fatto 66.000 kilometri, forse anche qualcosina in più.
Il tuo cupolino è cotto dal caldo e dal freddo.
Una lucina dietro lampeggia…..
24 ottobre 2009
Pioveva la mattina quando ci siamo alzati, ma ancora una volta il sole ti ha premiato, Saphira l’intrepida, sulla strada verso frosinone, dove i meccanici dell’officina si prenderanno cura di te, come in una beauty farm per belle signore non più giovanissime.
E al più presto sarai di nuovo per strada, sicuramente.
Saphira, drago argentato, ormai a questo punto siamo sole io e te, perché chi ci legge lo abbiamo già perso da un po'.
Siamo sole e posso dirtelo, intimamente, in un fanale, che ho imparato a volerti bene, a capirti, a fidarmi.
Ti ringrazio, per i kilometri che ci hai fatto fare, per i lunghi silenzi di vento nel mio casco, per la potenza che tiravi fuori quando GG dava gas, per come alla fine ti sentivo nelle gambe e sapevo cosa stavi pensando.
Ti ringrazio perché con me hai avuto pazienza, anche quando ti tolleravo soltanto.
Ti ringrazio perché hai portato i miei sogni a spasso per 66.000 kilometri e hai fatto da cuccia ai miei gatti le notti di pioggia.
Ti ringrazio perché non mi hai fatto mai cadere, tenendo la strada anche nelle brutte frenate, anche sul brecciolino.
Ti ringrazio perché mi hai fatto volare.
Ci sarà tempo per far conoscere a tutti la nuova arrivata, “La Sposa”….. per adesso voglio solo augurarti che la tua strada sia ancora tanto lunga e che tu trovi chi sappia amarti come meriti.
Ciao Saphira
martedì 20 ottobre 2009
Il RisArancio che mette allegria!
(perché l’Arancione è davvero un bel colore!)
Se qualche anno fa mi avessero chiesto quale fosse il mio colore preferito avrei risposto subito e senza ombra di esitazioni: “Il Rosso”!
Poi sono passata (e per lungo tempo) nella mia fase Blu.
Fortunatamente non sono mai entrata nelle fasi “Nero” o “Marrone” anche se i colori mi piacciono tutti e potendo mi vestirei da Arcobaleno.
Da qualche anno a questa parte non ho di nuovo esitazioni ed alla stessa domanda posso rispondere senza esitazione “L’Arancio”!
Se qualche anima coraggiosa se la sentisse di dirmi cosa significa la preferenza di un colore piuttosto che un altro ringrazio anticipatamente, io per ora sto nella mia incoscienza e mi godo il mio bel colore!
Capirete bene che questo periodo dove la zucca impazza mi è proprio consono e se non fosse per il freddo (io sono più una lucertola che un pinguino) l’autunno sarebbe proprio la mia stagione preferita!
Da quando il FratellOne vive con noi però, avendo scoperto che a lui la zucca proprio non aggrada (sob sob), e considerando che la cucina è un atto di amore, cerco di tenermi alla larga il più possibile da questa meraviglia Arancione (ho detto il più possibile, non ho detto che non la uso più!).
Quindi questa è una ricetta Zucca-Free!!
Una ricetta super facile, super veloce, super super buona e a cui tengo tantissimo, perché è una ricetta del mio GrandeGatto, e io ve la passo con un Grande Sorriso perché sono CERTA che metterà allegria anche a voi!
Il RisarAncio che mette allegria
(anche detto risotto alla carota)
Che cosa occorre per preparare questo risotto… mumble mumble (pallina pensierosa)…
Innanzi tutto tanta voglia di pappa buona e di pappa allegra… se non si avesse voglia di pappa allegra non preoccuparsi troppo, questo risotto l’allegria la fa venire.
Poi ci procuriamo una bella colonna sonora!
Nel lettore di CD una bella musichetta degli ABBA, per esempio, o un bel Bublè.
Poi, beh, il riso direi! (se seguite il link qui o qui scoprirete quali e quanti tipi di riso, ma quella non è farina del mio sacco).
Ricapitolando: per 3 persone (abbondanti)
300/400 gr di riso (io uso un riso “fino” parboiled che tiene bene la cottura ma rilascia quel poco di amido che mi piace per la mantecatura)
Per cominciare tagliamo la cipolla sottile e le carote a “julienne” e le mettiamo in una bella pentola (ma anche se non è bella bella le carote non si offendono) con un pochino di olio e.v.o. e le facciamo appassire a fuoco basso.
E questo è il fondo.
Quando le carote sono “appassite” (porelline) aggiungiamo il riso e lo facciamo scoppiettare un pochino.
E questa è la tostatura.
Aggiungiamo il vino bianco e lo facciamo asciugare, girando sempre per evitare che il riso attacchi.
Quando il vino è completamente asciugato allora aggiungiamo il brodo, un mestolo alla volta, sempre badando che il riso non attacchi.
Quando il riso è cotto lo togliamo dal fuoco, copriamo e lo lasciamo riposare un poco in modo che l’amido faccia quella cremina buona buona che lo avvolge.
Questa è la mantecatura, che prevede l’aggiunta di una noce di burro (appunto per dare cremosità e legame) e qualche cucchiaio di parmigiano ma, siccome siamo sempre in Guerra Santa con il Signor Colesterolo, noi il burro non l’abbiamo messo e ci siamo accontentati così.
Nel negozio Natura Sì vicino all’ufficio ho trovato una deliziosa cremina di farro da utilizzare al posto di panna e burro per la mantecatura del riso e per rendere cremose certe paste.
E’ ottima…. mi sa che la prossima volta ve la fotografo!
Bene!
Siccome ho un magnifico risotto che mi aspetta, io torno di la a sentire gli ABBA….. “Mamma mia, here I go again…” e a voi lascio la foto di una sontuosa Zucca francese!
Pallineggiando vi saluto!
nasinasiarancioni
lunedì 19 ottobre 2009
Ci facciamo un goccetto?
(solo per digerire meglio la vita… )
Lungi da me l’idea di corrompervi e istigarvi a bere!
Chi mi conosce sa infatti molto bene come io regga l’alcool…. tre mon chéri e sono andata, una fetta di zuppa inglese e mi ritrovo seduta per terra a ridere fino allo sfinimento… l’altrui sfinimento, naturalmente!
però...
dai…
su…
perdindirindina….
Ogni tanto c’è davvero bisogno di un aiutino per digerire la vita!
E facciamole un po' di lagne qualche volta!
Il tempo che non basta mai, il lavoro di cui non ti puoi lamentare perché “beata te che lo hai un lavoro”… si vabbè… ma se a me non piace non posso almeno dirlo?
Le giornate che filano vie diritte come un fuso e quando arrivi a casa alle 20:00 sei già in piedi da 15 ore e hai ancora un sacco di doveri prima di ripiombare a letto….
e vorresti fare tante cose, vorresti fotografare, scrivere, aggiornare il blog, stare in contatto con gli amici, finire un lavoro a maglia, studiare, fare quella marmellata che ti stuzzica tanto prima che il tempo dell’uva finisca…. ed è finito…. il tempo…. e non ce l’hai fatta a fare nulla… altro che la marmellata!
E allora? non ci vorrebbe davvero un digestivo?
Se poi si considera che ho ancora una piccola foresta di basilico in giardino che aspetta di essere consumato prima di gelare, si unisce la voglia di “creare” qualcosa di nuovo, si agita il tutto per qualche giorno nella mia testolina matta… ecco che quando incontro la ricetta di Erborina è un colpo di fulmine!
Detto fatto!
Il digestivo al basilico
La ricetta è stata scopiazzata la prima volta dal blog di Erborina, poi leggermente modificata secondo i gusti del palato di GG (che poi è il fruitore finale dei mei pasticci).
La ricetta che segue è quindi quella del mio secondo esperimento, ma vi assicuro che l’originale era già perfetto!
due bei mazzi di basilico appena raccolto
Per prima cosa preparare lo sciroppo portando ad ebollizione l’acqua con lo zucchero.
Lasciare raffreddare per bene e versarlo in un contenitore o in una bottiglia che si possano chiudere ermeticamente.
Aggiungere allo sciroppo le foglie di basilico e la scorza del limone (solo la parta gialla), quindi versare lentamente l’alcool nella mistura.
Questo è un piccolo trucco che ho imparato dalla mamma che produceva dei liquori buonissimi ma anche molto belli e limpidi.
Lei mi ha sempre detto di aggiungere l’essenza (l’alcool dove hanno macerato le scorze, le bucce, le foglie….) piano piano, poco alla volta, nello sciroppo.
MAI il contrario, pena un liquore torbido.
E io, da brava bambina, ho fatto che lei ha sempre detto!
Lasciare riposare un minimo di 9 giorni, in un posto fresco ed al buio, agitando di tanto in tanto.
Passato questo tempo filtrare….. raffreddare e… degustare!
Mi toglierò lo sfizio di provare anche la versione più canonica… estraendo prima l’essenza nell’alcool e poi aggiungendo lo sciroppo…. ma devo ammettere che nonostante i miei iniziali dubbi questa ricettina ha sfondato alla Gatteria!
E la sera… un goccino, piccono piccino, prima di andare a dormire, occhi negli occhi con il mio GrandeGatto, poi le nanne, che domani è una altro giorno!
nasinasi affaccendati!





